Dove muoiono i gabbiani

Il Chiattino procedeva veloce con il 9.9 fuoribordo appena riparato.

Nelle mattine d'estate, quando Battista era libero, voleva partire prima dell'alba.

Avevamo già superato Sa Voghitta quando la prima nave entrò nel porto.

Eravamo a più di un miglio dalla foce del fiume.

Il sole era appena sorto dietro il faro quando gettammo l'ancora sulle sabbie del Boschetto.

Era il momento di entrare in acqua: avevamo ancora qualche ora di bassa marea per spingerci più lontano.

Avevo freddo, ma non abbastanza da superare la paura di contraddire mio nonno.

Primo il rampino, poi il sacchetto e infine io, giù.

Mezzo metro di acqua gelida, fino all'ombelico.

Le arselle erano abbondanti e, con il mio rampino su misura, riuscivo a scavare nella sabbia alla foce del fiume.

Il saurrazzu di Sa Pagliaia era troppo pesante per le mie braccia; in effetti, non mi portava mai lì, se non per vedere i relitti dei vecchi bastimenti.

Il sole iniziava a scottarci e alle dieci e mezza eravamo già a bordo: dovette tirarmi su perché lo scafo della barca era troppo alto per me.

In quattro ore potevo raccogliere anche due chili di vongole: a tredicimila lire al chilo, era una bella somma per un bambino.

La seconda tappa era la spiaggia per raccogliere la legna da far seccare per l'inverno.

Grandi tronchi biancastri trasportati dal fiume.

Prima di rientrare, dovevamo controllare la nassa poco lontana.

La corda era strappata, la trappola era sparita.

La corrente del traghetto l'aveva trascinata via, di nuovo.

Sono tra coloro che hanno voltato le spalle al mare.

Eravamo alla quinta generazione di mitilicoltori, ma ho deciso di lasciare tutto alle spalle. Non più cozzano, non più indattaraio.

Il porto non ci voleva, non ci aveva mai voluti.

Forse eravamo stati noi a credere così.

Era più comodo raccontarsela in questo modo.

Abbiamo lasciato quei luoghi che conoscevamo centimetro per centimetro.

Li abbiamo dimenticati.

Nel frattempo, le autorità hanno recintato tutto e i cantieri navali hanno cementato il resto.

I pochi che frequentavano ancora quei luoghi non possono più accedervi.

Oggi, nemmeno i cani randagi ci vanno più.

Al massimo, i gabbiani ci finiscono a morire.


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